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Convenzione, per i medici di famiglia tutto tace. Dal Mef bocciatura per atto indirizzo ospedalieri



Il silenzio si è fatto assordante, specie dopo la bocciatura dell'atto di indirizzo sul comparto e la dirigenza medica. Il Ministero dell'Economia e Finanze ha detto no al contratto di medici ospedalieri e infermieri, ma il comitato di settore guidato da Massimo Garavaglia, assessore al bilancio lombardo, a inizio estate aveva girato al Mef anche l'atto d'indirizzo rivisto per la medicina generale. Il tempo per rispondere è 20 giorni, scaduto il quale la normativa prevede la regola del silenzio-assenso: chi tace acconsente. Ma anche il silenzio assenso va ratificato dalla Conferenza Stato-Regioni. Invece, scaduti abbondantemente i venti giorni, il 7 settembre la Conferenza nulla ha scritto in merito. Intanto, il 13 ripartono i colloqui in Sisac per l'accordo della medicina generale. Si apre con i sindacati Cgil, Cisl, Intesa, Sumai e Smi; il 15 sarà di scena lo Snami e il 20 la Fimmg. Il 14 invece saranno ricevuti dagli "sherpa" delle Regoni guidati da Vincenzo Pomo i sindacati della pediatria Fimp, Simpef e Cipe-Sispe-Sinspe. Preoccupano i motivi della bocciatura del Mef per comparto e dirigenza.

 

Non solo le regioni non hanno quantificato le risorse disponibili per gli aumenti contrattuali: il governo dice che i risparmi conseguiti a seguito di ristrutturazioni aziendali non vanno indirizzati al personale ma al rispetto degli standard ospedalieri . E ancora: per parlare di un'area delle professioni sociosanitarie come fanno le regioni ci vuole un decreto che la istituisca, e va contemplata da nuova norma la figura di "professionista esperto", introdotta nell'ordinamento dal Comitato di Settore. Infine, no alla parametrazione degli incarichi clinici a quelli gestionali: la doppia carriera non appare compatibile con le disposizioni vigenti sul contenimento delle spese di personale specie nelle regioni in piano di rientro. Il comitato di settore - organo emanato dalle regioni e costituito da loro esponenti- elaborerà proprie controdeduzioni a inizio prossima settimana, ma in ogni caso il braccio di ferro rischia di far partire "monca" la trattativa. Intanto, nelle audizioni in Parlamento Fimmg e Snami hanno di fatto ribadito le loro pregiudiziali: Fimmg sostiene il ruolo unico tra medici pagati a scelte e pagati ad ore e il servizio H16 di tutte le forze della medicina generale in un contesto dove però non vanno ridotti in nessun caso i livelli assistenziali attuali; Snami sottolinea l'esigenza delle regioni di concedersi un'organizzazione flessibile e dice no al modello unico quando le situazioni italiane localmente sono tra loro "spesso agli antipodi".

 

Entrambi i sindacati aprono all'accesso allargato al corso di formazione specifica. Fimmg parla di posti in "sovrannumero" per i medici del 118 o di medicina penitenziaria, ma solo dopo un certo numero di anni di servizio e in un contesto in cui si incentivano vocazione alla carriera e attività professionalizzanti. Snami parla di accesso «anche fuori borsa», facendo sì che il territorio non diventi «parcheggio» di chi è in attesa di occupazione in altri comparti della sanità.



9/9/2016
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